Se ti chiedi «radiatori elettrici o pompa di calore?», la risposta breve è: dipende da quanti metri quadrati riscaldi e da quante ore al giorno usi il riscaldamento. Una pompa di calore fornisce da 3,5 a 5 kWh di calore per ogni kWh di elettricità consumato; un radiatore elettrico ne fornisce 1 per ogni kWh, non di più. Ecco perché, se riscaldi tutta la casa per molte ore al giorno, usare una pompa di calore costa considerevolmente meno. Ma se hai bisogno di riscaldare solo una o due stanze a intermittenza, un radiatore elettrico costa da 155 € a 280 € e non richiede installazione, mentre un sistema split installato costa circa 800–2.200 €: con periodi di utilizzo brevi, il costo aggiuntivo non si ammortizza.
Questo articolo non vuole decretare un unico vincitore, ma spiegare quale opzione è più adatta alla tua situazione.
Per prima cosa: cos’è ogni apparecchio (e cosa non è)
radiatori elettrici
Un radiatore elettrico è un riscaldatore elettrico a parete composto da elementi in alluminio, che riscalda un fluido o una massa interna e distribuisce il calore per irraggiamento e convezione naturale, con una bassa temperatura superficiale. È disponibile con potenze tipiche da 500 a 1.800 W e, per i modelli da 1.000 W dei marchi più diffusi in Spagna, il prezzo di listino va da 155 € a 280 €.
La sua vera caratteristica distintiva è il comfort: temperatura stabile, silenzio assoluto e calore che persiste per qualche minuto dopo lo spegnimento, grazie alla sua inerzia termica. Non è una caratteristica che fa risparmiare energia, ed è importante capirlo fin dall’inizio.
Riscaldatore elettrico, termoconvettore e accumulatore di calore: la stessa famiglia
Questo è l’aspetto più spesso frainteso nei confronti commerciali. Radiatori elettrici, radiatori a olio, radiatori in ceramica, termoconvettori e accumulatori di calore sono tutti apparecchi a resistenza elettrica. Tutta l’elettricità che consumano si trasforma in calore all’interno della stanza, con un’efficienza del 100% nel punto di utilizzo, che in pratica equivale a un COP pari a 1 (1 kWh di elettricità → 1 kWh di calore).
La conseguenza è scomoda ma decisiva: a parità di potenza e tempo di funzionamento, un radiatore elettrico da 1,500 W e un termoconvettore da 1,500 W consumano esattamente la stessa quantità di elettricità. A distinguerli è il modo in cui distribuiscono il calore e il tempo necessario per riscaldare o raffreddare la stanza, non il costo per kWh di calore fornito.
Pompa di calore: aria-aria e aria-acqua
Una pompa di calore non genera calore: lo trasferisce dall’aria esterna all’interno attraverso un ciclo frigorifero. Ecco perché la sua efficienza è superiore a 1: fornisce più energia termica di quella elettrica che consuma.
- Pompa di calore aria-aria (un climatizzatore split in modalità riscaldamento): è l’opzione più economica da installare e, secondo studi comparativi dell’OCU, anche la più economica da usare in una casa di medie dimensioni. In estate raffresca.
- Pompa di calore aria-acqua (riscaldamento aerotermico): riscalda l'acqua che alimenta il riscaldamento a pavimento o i radiatori a bassa temperatura. È ancora più efficiente, ma richiede un investimento molto maggiore e di solito lavori di costruzione.
La regola che decide tutto: 1 kWh vale 1 kWh… o 4
L'intero dilemma «radiatori elettrici o pompa di calore» si può riassumere in una tabella. Lo SCOP (coefficiente di prestazione stagionale) indica la quantità media di calore prodotta per unità di elettricità nel corso di un'intera stagione di riscaldamento ed è il valore utilizzato per calcolare la bolletta.
| Tecnologia | Calore per kWh di elettricità | Fonte |
|---|---|---|
| radiatori elettrici, stufa elettrica, termoconvettore, accumulatore di calore | ≈1 kWh (COP 1) | Selectra, WattSimple |
| Pompa di calore aria-aria | 3,5-5 kWh (SCOP) | Greentech Balear (dati del produttore, EN 14825) |
| Pompa di calore aria-acqua (riscaldamento aerotermico) | ~3,8 kWh (efficienza ~380% secondo OCU) | OCU, tramite La Voz de Galicia |
Per dare un'idea delle cifre: un apparecchio con una potenza termica di 3,5 kW e uno SCOP pari a 4 consuma circa 0,9 kW di elettricità; per produrre la stessa quantità di calore con il riscaldamento a resistenza servirebbero 3,5 kW di elettricità. In altre parole, la stessa casa può essere riscaldata consumando da un terzo a un quinto dell'elettricità.
Due precisazioni che spesso i siti dei produttori omettono:
- Lo SCOP viene misurato in laboratorio. È possibile mantenere uno SCOP pari a 4 solo se l'apparecchio è dimensionato, installato e sottoposto a manutenzione correttamente. Un'installazione scadente può ridurre l'efficienza nominale del 20-30%.
- Le pompe di calore sono considerate rinnovabili solo se superano una soglia. La decisione 2013/114/UE richiede un SPF superiore a 2,5 affinché una pompa di calore elettrica sia considerata una fonte di energia rinnovabile. In un clima temperato, tutte le unità della tabella superano nettamente questa soglia; in un clima molto freddo, non tutte ci riescono.
Come funziona davvero il calcolo: un esempio trasparente riferito a una singola stanza
Prima di confrontare le tecnologie, è utile capire come funziona il calcolo. Ecco i dati iniziali e la fonte di ciascuno:
| Voce | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Superficie della stanza | 12 m² | Ipotesi di calcolo |
| Potenza termica di riferimento | ~1.200 W | Indicazione di dimensionamento: ~100 W/m² (Híper Ocio) |
| Utilizzo | 5 h/giorno × 120 giorni | Ipotesi di calcolo |
| Fabbisogno termico equivalente | 480 kWh/stagione | 0,8 kW in media × 5 h × 120 giorni (calcolo) |
| Prezzo di riferimento dell'elettricità | ≈0,16 €/kWh, tasse incluse | PVPC 2026 (0,1273 €/kWh) + ~27% di tasse |
| Sistema | Elettricità necessaria | Costo stagionale |
|---|---|---|
| Radiatori elettrici (COP 1) | 480 kWh | ≈77 € |
| Pompa di calore (SCOP 4) | 120 kWh | ≈19 € |
| Differenza | –360 kWh | ≈58 €/stagione |
Radiatori elettrici o stufa elettrica
In breve: per quanto riguarda i consumi, sono sostanzialmente alla pari; per il comfort, vincono i radiatori elettrici.
Se confrontiamo i radiatori elettrici con una stufa elettrica «convenzionale» (a olio, in ceramica o a pannello), il risultato sulla bolletta elettrica è lo stesso a parità di potenza e tempo di funzionamento, perché entrambi riscaldano tramite resistenza elettrica con un COP pari a 1. La differenza si riduce a tre aspetti:
- Inerzia termica e stabilità. I radiatori elettrici mantengono la temperatura con meno oscillazioni. Questa stabilità offre un vantaggio reale e misurabile: consente di abbassare il termostato mantenendo la stessa sensazione di comfort; ogni grado in meno riduce i consumi di circa il 7% (Selectra).
- Silenziosità e distribuzione del calore. Nessuna ventola, nessuna corrente d’aria e l’aria non si secca.
- Prezzo. Un radiatore elettrico a inerzia costa più di un pannello radiante di base, ma meno di un sistema split.
Conclusione: passare da una stufa elettrica ai radiatori elettrici non fa risparmiare energia. Migliora il comfort. Se il tuo obiettivo era «spendere meno», questo cambiamento non lo raggiungerà.
Tuttavia, alcuni radiatori elettrici e stufe elettriche dotati di funzioni per il risparmio energetico possono aiutare a ridurre la bolletta. Per esempio, i modelli con programmazione, controllo Wi-Fi e termostato consentono di adattare il riscaldamento ai tuoi orari e alle tue esigenze, evitare di riscaldare le stanze quando non vengono utilizzate e mantenere una temperatura stabile senza surriscaldarle. Il risparmio non deriva da una maggiore efficienza nella conversione dell’elettricità in calore, ma da una gestione più intelligente dell’energia.
Radiatori elettrici a inerzia termica o termoconvettori
In breve: scegli in base alla durata di utilizzo, non ai consumi.
| radiatori elettrici | Termoconvettore | |
|---|---|---|
| Velocità di riscaldamento | Moderata | Molto rapida |
| Calore dopo lo spegnimento | Sì (inerzia termica) | No, si raffredda subito |
| Rumore | Nessuno | Basso (il termostato scatta) |
| Sensazione | Temperatura stabile, calore avvolgente | Calore rapido, aria più secca |
| Consumo a parità di potenza e tempo di funzionamento | Identico | Identico |
Il termoconvettore è imbattibile per brevi periodi: un bagno al mattino o uno studio in casa per due ore. Accendilo, riscalda l’aria in pochi minuti e spegnilo. I radiatori elettrici sono più adatti alle stanze utilizzate per molte ore, come una camera da letto, un soggiorno o uno studio in casa. La loro inerzia termica aiuta a evitare i cicli ripetuti di riscaldamento e raffreddamento che fanno oscillare la temperatura.
La regola, quindi, è: termoconvettore per pochi minuti, radiatori elettrici per molte ore. Il costo per ora di utilizzo, lo ripeto, è lo stesso.
Se vuoi approfondire le differenze tra questi due tipi di radiatori elettrici, leggi il nostro articolo: “Radiatore termico in ceramica vs alluminio: un radiatore termico a doppio nucleo in ceramica e alluminio può unire i vantaggi di entrambi?”
Radiatori elettrici o pompa di calore: il confronto che conta
In breve: se riscaldi tutta la casa per molte ore al giorno, la pompa di calore vince nettamente sui costi di esercizio e si ripaga in pochi anni.
I dati dell’OCU sono i più citati in Spagna ed è utile considerarli nel giusto contesto, perché variano in base all’anno dello studio e alla zona climatica presa in esame. Queste due edizioni mettono a confronto un’abitazione di 90 m²:
| Sistema | Studio OCU, 90 m² (La Voz de Galicia / Energy and Buildings, 2024) | Studio OCU, 90 m², zona climatica D (65ymás) |
|---|---|---|
| Termoconvettori elettrici | €1.174/anno (il più costoso) | €1.255/anno (il più costoso) |
| Stufe elettriche ad accumulo | €1.067/anno | €1.046/anno |
| Caldaia a gas naturale (a condensazione) | €308/anno | €683/anno |
| Stufa a pellet | €559/anno | €545/anno |
| Pompa di calore | €306/anno (il più economico) | €455/anno (il più economico) |
La differenza tra le due colonne non è un errore: si riferiscono ad anni diversi, a prezzi dell’energia diversi e a ipotesi climatiche diverse. Ciò che resta costante in tutte le edizioni è la classifica: la pompa di calore è sempre il sistema più economico da usare, mentre gli apparecchi a resistenza elettrica sono i più costosi.
L’OCU riassume così: riscaldare un appartamento medio di 90 m² con una pompa di calore per climatizzazione aggiunge circa €241 alla bolletta elettrica annuale, rispetto ai €1.174 dei termoconvettori elettrici, e il suo rapporto costi-rendimento raggiunge il 350%. Tuttavia, la stessa OCU aggiunge due avvertenze: le prestazioni diminuiscono nei climi molto freddi e il comfort termico dell’aria calda «non è buono quanto quello offerto da altri sistemi».
Quando la pompa di calore NON è la scelta migliore
Sarebbe disonesto presentarla come una soluzione universale. In questi casi perde o non offre vantaggi:
- Uso occasionale. Nell’esempio sopra, il risparmio per una sola stanza è di circa €58 a stagione. Se il sistema split installato costa tra €800 e €2.200, ci vorrebbero da 14 a 38 anni per ripagarsi con il risparmio ottenuto solo in quella stanza. Non conviene.
- Clima continentale rigido. A temperature molto basse, lo SCOP diminuisce e l’unità potrebbe aver bisogno di un riscaldamento elettrico di supporto, che riporta il COP a 1. Un clima temperato o caldo, come quello di gran parte del Mediterraneo, è lo scenario più favorevole.
- Casa poco isolata. Per ottenere un SCOP elevato, la richiesta di calore deve essere limitata e le temperature di mandata basse. Senza isolamento, un’unità sovradimensionata perde efficienza.
- Vuoi un comfort silenzioso senza correnti d’aria. Se il rumore o le correnti d’aria ti danno fastidio, un termoconvettore elettrico è la scelta migliore.
E quando è chiaramente la scelta migliore
Quando la pompa di calore riscalda tutta la casa per tutto l’inverno. Secondo i dati dell’OCU, la differenza rispetto ai termoconvettori elettrici è di €800–€870 all’anno. Con un sistema multisplit installato che costa circa €2.500–€5.500, l’investimento si ripaga in 3-7 anni, dopodiché il risparmio diventa un vantaggio netto a ogni stagione. Lo stesso apparecchio raffresca anche la casa in estate, evitando così di acquistare una seconda unità nelle regioni calde.
Termoconvettori elettrici o stufa ad accumulo
In breve: un termoconvettore ad accumulo conviene solo con una tariffa fuori punta davvero conveniente e un utilizzo quotidiano prevedibile. In tutti gli altri casi, è uno dei sistemi più costosi.
Un termoconvettore ad accumulo immagazzina calore nei blocchi di ceramica durante la notte, sfruttando l’elettricità fuori punta, e lo rilascia durante il giorno. Sulla carta, acquistare elettricità a basso costo per usarla ore dopo è una buona idea. In pratica, non mantiene le promesse per quattro motivi:
- La tariffa fuori punta deve essere davvero conveniente. Nel 2026, l’elettricità fuori punta con le tariffe a fasce orarie costa circa €0.10/kWh, contro tariffe di punta che possono superare €0.16/kWh. Se la tariffa fuori punta non è abbastanza bassa o finisci per usare la funzione «boost» diurna, il vantaggio scompare.
- Paghi le dispersioni. Un termoconvettore ad accumulo da 1,500 W ricaricato per 8 ore consuma 12 kWh al giorno; tre apparecchi in casa consumano circa 36 kWh al giorno, per un costo superiore a €100 al mese a €0.10/kWh, secondo. Inoltre, parte del calore si disperde quando non c’è nessuno in casa.
- Controllo limitato. Regola la temperatura in modo meno efficace rispetto a un radiatore elettrico con termostato preciso, causando surriscaldamento e comfort discontinuo.
- I dati di OCU non lo giustificano. Nei suoi confronti, i termoconvettori ad accumulo elettrici sono la seconda tecnologia più costosa (€1,046–€1,067/anno), superati solo dai riscaldatori elettrici.
Quando conviene: un’abitazione senza gas naturale, con una tariffa a fasce orarie, occupata regolarmente durante il giorno e un apparecchio che si ricarica esclusivamente nelle ore fuori punta. Se manca anche solo una di queste condizioni, un radiatore elettrico programmabile, che può funzionare anche nelle ore fuori punta, è più flessibile e costa meno.
Cosa scegliere in base alla tua situazione
| La tua situazione | Opzione più ragionevole | Perché |
|---|---|---|
| Bagno, studio in casa o seconda casa. Da usare per pochi minuti o nei fine settimana | Termoconvettore o radiatori elettrici di base | Calore immediato, prezzo d’acquisto contenuto, nessun lavoro in casa |
| Una o due stanze, per molte ore al giorno, per tutto l’inverno | radiatori elettrici a inerzia termica | Comfort silenzioso e costante; accetti una bolletta elettrica più alta in cambio di un investimento iniziale minimo |
| Tutta la casa, per molte ore al giorno, per tutto l’inverno | Pompa di calore aria-aria (split/multisplit) | SCOP 3.5–5: lo stesso calore con da un terzo a un quinto dell’elettricità. Si ripaga in 3–7 anni |
| Ristrutturazione completa con riscaldamento a pavimento o radiatori a bassa temperatura | Riscaldamento aerotermico | Efficienza ~380%; richiede lavori in casa, quindi conviene solo se stai già ristrutturando |
| Abitazione senza gas, occupata durante il giorno, con una tariffa fuori punta davvero conveniente | Termoconvettore ad accumulo (a determinate condizioni) | L’unico scenario in cui può competere sui costi di esercizio |
| Clima molto freddo o abitazione poco isolata | Valuta il gas naturale o un sistema aerotermico dimensionato correttamente | Il COP stagionale (SCOP) della pompa di calore aria-aria cala con il freddo estremo (un avvertimento lanciato anche da OCU) |
Costo d’acquisto e costo di esercizio: la trappola dei confronti frettolosi
Quasi tutti gli articoli di questa categoria confrontano solo una di queste due variabili. Entrambe sono importanti:
| Apparecchio | Investimento iniziale |
|---|---|
| Radiatori elettrici da 1,000 W | €155–€280 (senza installazione: basta una presa elettrica) |
| Sistema split 1×1 installato (2,500–3,500 frigorie) | €800–€2,200 |
| Sistema multisplit 1×3 installato | €2,500–€5,500 |
| Riscaldamento aerotermico (aria-acqua) | €5,500–€12,000 (secondo le stime di OCU, circa €8,000 per 16 kW) |
Da qui deriva la regola pratica:
- Una sola stanza e uso saltuario → la differenza nel prezzo d’acquisto (€600–€1,900) non verrà mai recuperata con un risparmio di circa €58 all’anno. Scegli i radiatori elettrici.
- Tutta la casa e uso intensivo → un risparmio annuo di €800–€870 ripaga un sistema multisplit in 3–7 anni. Scegli una pompa di calore.
C’è una terza opzione che spesso funziona meglio di entrambe: isolare prima di acquistare. Ridurre il fabbisogno di calore è l’unico intervento che abbassa la bolletta con qualsiasi sistema.
Come ridurre efficacemente la bolletta elettrica con entrambe le tecnologie
- Programma il riscaldamento nelle fasce orarie più economiche. Con una tariffa a fasce orarie, l’elettricità costa circa €0.10/kWh nelle ore non di punta, rispetto a oltre €0.16/kWh nelle ore di punta. Riscaldare durante le ore non di punta e mantenere la temperatura durante quelle di punta riduce la bolletta senza cambiare apparecchio.
- Abbassa il termostato di un grado. Le organizzazioni per l’efficienza energetica raccomandano 19°C negli ambienti giorno e 16–17°C nelle camere da letto; ogni grado in meno fa risparmiare circa il 7%.
- Scegli la potenza giusta. Come riferimento, considera circa 100 W/m² con un isolamento normale; scendi a 80–90 W/m² se la casa è ben isolata e sali a 120–125 W/m² se è più vecchia o ha soffitti alti. Un apparecchio sottodimensionato funziona alla massima potenza senza raggiungere la temperatura desiderata e consuma di più.
- Controlla la potenza elettrica impegnata. Ridurre la potenza impegnata da 6.9 a 4.6 kW con la tariffa PVPC può far risparmiare tra €90 e €140 all’anno, se non hai mai avuto bisogno di quella potenza di picco.
- Non riscaldare le stanze che non usi. Il consumo di un radiatore elettrico dipende dal tempo effettivo di funzionamento, non solo dalla potenza indicata sull’etichetta: un apparecchio da 1,500 W con un termostato che lo fa funzionare solo per un terzo del tempo consuma circa 0.5 kWh all’ora, ed è questo che ti viene addebitato.
Se vuoi scoprire altri consigli per risparmiare energia con il riscaldamento, leggi il nostro articolo: “Radiatori elettrici a basso consumo: si risparmia o si spende di più?”
Domande frequenti
I radiatori elettrici consumano meno elettricità di una stufa elettrica?
No. Entrambi utilizzano il riscaldamento a resistenza elettrica e trasformano 1 kWh di elettricità in al massimo 1 kWh di calore. A parità di potenza e durata di funzionamento, il consumo è identico. La differenza riguarda il comfort, non l’efficienza.
Quanta elettricità consuma un radiatore elettrico da 1.500 W?
Alla massima potenza, consuma 1,5 kWh all’ora. Con un termostato elettronico, il consumo effettivo diminuisce: nei modelli a inerzia è in genere compreso tra 0,7 e 1 kWh all’ora in condizioni di funzionamento normali. Un esempio pubblicato indica che un apparecchio da 1.500 W, acceso per tre ore equivalenti al giorno, consuma 4,5 kWh al giorno, circa 135 kWh al mese.
Conviene sostituire i riscaldatori elettrici con una pompa di calore?
Dipende dalla superficie riscaldata e dalle ore di utilizzo. Per una sola stanza e un uso moderato, no: un risparmio di circa 58 € a stagione non ripagherà un sistema split da 800–2.200 €. Per tutta la casa e un uso intenso, sì: un risparmio annuo di 800–870 € ripaga un sistema multisplit in 3–7 anni, secondo i dati comparativi dell’OCU.
Una pompa di calore funziona quando fa molto freddo?
Sì, ma con un’efficienza inferiore. Lo SCOP diminuisce quando la temperatura esterna scende e, nelle zone molto fredde, l’apparecchio potrebbe richiedere un riscaldamento elettrico di supporto, che riporta il COP a 1. La stessa OCU avverte che «le prestazioni diminuiscono nei climi molto freddi».
E un accumulatore di calore, costa meno?
Solo se hai una tariffa con fasce orarie e una tariffa fuori punta davvero bassa, se in casa c’è sempre qualcuno durante il giorno e se l’apparecchio si carica esclusivamente di notte. Nei confronti dell’OCU, gli accumulatori elettrici sono la seconda tecnologia più costosa (1.046–1.067 €/anno per 90 m²).
Qual è il sistema più economico per una stanza piccola?
Per un uso occasionale, un termoconvettore; per molte ore al giorno nella stessa stanza, un radiatore elettrico a inerzia termica. In entrambi i casi, a parità di potenza, il consumo energetico è lo stesso: ciò che acquisti è la rapidità (termoconvettore) o la stabilità (radiatore).
Conclusione: scegli in base alla tua situazione, non a uno slogan
Non esiste un vincitore assoluto tra radiatori elettrici e pompa di calore, e chi sostiene il contrario sta cercando di venderti qualcosa.
Se riscaldi una o due stanze solo per poche ore e usi il riscaldamento saltuariamente, un radiatore elettrico è la scelta più sensata: costa da 155 a 280 €, non richiede installazione, è silenzioso e mantiene una temperatura stabile. La bolletta per kWh di calore sarà più alta, ma con queste abitudini di utilizzo il risparmio offerto da una pompa di calore non compenserebbe mai la differenza nel prezzo d’acquisto.
Se riscaldi tutta la casa per tutto l’inverno, la pompa di calore è la scelta vincente. Fornisce lo stesso calore consumando da un terzo a un quinto dell’elettricità e gli studi dell’OCU la classificano costantemente come l’opzione più economica da usare anno dopo anno: 306–455 €/anno rispetto a 1.174–1.255 €/anno per i riscaldatori elettrici in una casa di 90 m². Si ripaga in 3–7 anni e offre anche il raffrescamento in estate.
In entrambi i casi, la scelta più conveniente non è scegliere un apparecchio, ma ridurre il fabbisogno di calore: isolamento, programmazione e un termostato regolato correttamente riducono la bolletta con qualsiasi tecnologia. Parti da qui.